la vita di giordano bruno
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Hyeronim Besler
Hyeronim Besler

Nicolò Copernico
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filino

Nella bottega dello stampatore

La cura delle figure geometriche

Nella bottega di Wechel, Bruno collabora alla pubblicazione dei tre poemi francofortesi, intagliando personalmente le matrici delle figure geometriche accluse ai testi. In questa scelta non c'è niente di curioso: sappiamo infatti che Bruno aveva una discreta pratica del lavoro tipografico. Inoltre, le figure geometriche presentate nella trilogia non sono un semplice supporto visivo, ma costituiscono una parte integrante del ragionamento svolto in queste opere: è dunque chiaro che il filosofo intende sorvegliare personalmente la correttezza delle stampe.
Le immagini che illustrano il De immenso sono infatti funzionali ad un complesso ragionamento teso a difendere e a dimostrare senza ombra di dubbio non solo la plausibilità, ma soprattutto la necessità della cosmologia infinitistica. Non diversamente, nell'ampio capitolo del De minimo nel quale si affrontano problemi geometrici, esiste un legame strettissimo tra il procedimento di costruzione delle figure e la loro effettiva esistenza. Nella sua geometria, infatti, Bruno sposta l'asse della riflessione dal problema dell'“esattezza” euclidea a quello della realizzabilità. Per questo cerca di risolvere problemi astratti quali l'incommensurabilità di rettilineo e curvo su basi eminentemente pratiche, individuando cioè le condizioni che consentono di mettere in rapporto reciproco tali figure, nella persuasione che la realizzabilità di una figura sia garanzia della sua effettiva esistenza. La sfida consiste dunque nell'elaborare un metodo di disegno geometrico estremamente raffinato: in questo senso, nel De monade, il filosofo non si ferma alla costituzione dell'ettagono, ma si avvale dei procedimenti della matematica applicata per costruire poligoni più complessi. Il lavoro del filosofo è destinato a subire, tuttavia, una brusca interruzione.





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