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Enrico III
Enrico III

Pierre de Ronsard
Pierre de Ronsard


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Il calvinismo in Francia

Non organizzato ma diffuso

Pochi mesi dopo la conclusione della pace di Cateau-Cambrésis, Enrico II di Francia muore in seguito ad un colpo ricevuto durante un torneo indetto per celebrare l’avvenimento. La situazione nella quale lascia la Francia è grave sotto il profilo economico e finanziario, e diventa grave anche sotto il profilo politico: questa situazione, per di più, favorisce lo scatenarsi di una lotta fra fazioni nobiliari, la quale, dal piano dell’intrigo cortigiano, si amplia al piano politico vero e proprio, prendendo le caratteristiche di un grande scontro per il potere e assumendo inevitabilmente connotati religiosi.
La penetrazione delle idee riformate in Francia, infatti, è ormai da tempo una realtà. Anche la repressione dell’eresia si è organizzata attraverso strumenti ufficiali (con l’avvento al trono di Enrico II, infatti, viene istituita  una speciale sezione del parlamento di Parigi che riguarda appunto l’istruzione dei processi agli eretici, detta “Chambre Ardente”). I gruppi riformati del resto, non hanno una struttura ecclesiastica vera e propria: sono tuttavia, nonostante la persecuzione, abbastanza numerosi, soprattutto perché la predicazione calvinista cade su un terreno fertile, reso particolarmente adatto alla ricezione di idee nuove dalla stretta economica e dall’aumento del disagio provocato dalla pressione fiscale.
L’entità del fenomeno è chiara nel 1558: per tre giorni quattromila riformati si riuniscono ogni sera a cantare salmi davanti al Louvre e alle Tuileries; alla loro testa sta Enrico di Borbone, e guardie armate scortano la processione. Nel maggio del 1559 ha luogo a Parigi, con l’intervento dei rappresentanti di cinquanta comunità, un “sinodo nazionale” calvinista che si conclude con la redazione di una professione di fede. Esiste ormai dunque in Francia un partito dei riformati, sufficientemente organizzato al punto di darsi una comune disciplina e di dar vita a manifestazioni pubbliche protette e capeggiate da Enrico di Borbone. La corona, perciò, non può che prendere posizioni drastiche in merito: nel 1559, l’editto di Ecouen autorizza l’esecuzione degli eretici senza processo, innescando dunque una sorta di regresso in materia di libertà di religione.





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